Michelangelo e la Cappella Sistina

La Cappella Sistina, inserita nel percorso dei Musei Vaticani, contiene il più famoso ciclo pittorico nella storia dell'arte occidentale. Affrescata da Michelangelo Buonarroti (1475-1564), è il luogo dove si tiene il Conclave.

La Creazione di Adamo Michelangelo
Cappella Sistina Creazione di Adamo

Storia della Cappella Sistina
La Cappella Sistina prende il nome da papa Sisto IV il quale, dopo la sua elezione nel 1471, iniziò un'opera di recupero e monumentalizzazione del tessuto urbano di Roma che culminò nella ricostruzione e nella decorazione della Cappella del Palazzo Apostolico, su progetto di Baccio Pontelli. Nella parete attualmente corrispondente al Giudizio Universale, la decorazione pittorica venne inizialmente affidata al Perugino, mentre la volta fu affrescata da un cielo stellato di Piermatteo d'Amelia. 
Nella primavera del 1481 Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio ed i rispettivi collaboratori iniziarono a dipingere i riquadri delle pareti, in un complesso programma iconografico definito in ogni particolare dal pontefice e dai suoi consiglieri. Nel 1504 alcuni assestamenti statici provocarono una vasta crepa sul soffitto che portò alla sospensione di tutte le cerimonie in via precauzionale.
Papa Giulio II della Rovere fece mettere in sicurezza la volta con catene e la lunga crepa venne tamponata con l'inserimento di nuovi mattoni, ma il cielo stellato di Piermatteo d'Amelia risultò irreparabilmente danneggiato. Sembra che Michelangelo venne avvisato da una lettera del capomastro fiorentino Piero di Jacopo Rosselli riguardo all'intenzione di Giulio II di affidargli la decorazione della volta nel 1506 ma, in seguito ad alcuni rapporti conflittuali tra l'artista e lo stesso pontefice legati alla costruzione della tomba monumentale del papa, di cui rimangono le statue dei Prigioni, la commissione fu resa ufficiale a Roma solo nel 1508, quando Michelangelo iniziò a lavorare ai disegni preparatori. Il lavoro venne completato entro il 31 ottobre 1512.

Le più belle opere d'arte del mondo
Cappella Sistina La Cacciata dal Paradiso

La volta della Cappella Sistina
Dettagli tecnici
Nella decorazione della volta Michelangelo incontrò numerose difficoltà, innanzitutto legate all'altezza che rendeva necessaria una struttura di supporto. La prima idea venne proposta dal Bramante, che suggerì una speciale impalcatura sospesa per mezzo di funi. Michelangelo però, temendo che questa soluzione lasciasse dei buchi nel soffitto, costruì una semplice piattaforma in legno su sostegni ricavati da fori nei muri nella parte alta vicino alle finestre, organizzata a gradoni in modo da permettere un lavoro agevole in ogni parte della volta.
Per via del ponteggio che, coprendo metà della superficie della cappella dovette essere smontato e rimontato, l'esecuzione pittorica della volta avvenne in due fasi: la prima dal 1508 al 1510, la seconda dall'autunno del 1511 all'ottobre del 1512. Nel giugno del 1511 papa Giulio II tornò a Roma e si procedette a smontare i ponteggi per scoprire il risultato della prima parte del lavoro tra il 14 e il 15 agosto, festa dell’Assunta. L'occasione offrì a Michelangelo l'opportunità di osservare la sua opera dal basso senza l'interferenza dei ponteggi: l'artista si rese conto di aver abbondato nei dettagli, poco leggibili dai tredici metri che separano il soffitto dal pavimento, e quindi ripensò il proprio stile per gli affreschi successivi, riducendo i particolari e dipingendo figure in scala maggiore. Le ultime raffigurazioni divennero quindi più essenziale, pur mantenendo l'unitarietà stilistica delle scene. Nell'ultimo anno Giulio II divenne sempre più impaziente di vedere il lavoro concluso, obbligando il Buonarroti ad un ritmo di lavoro incessante: il 31 ottobre 1512 gli affreschi vennero solennemente scoperti e la cappella riaperta.

Un'altra priorità consisteva nella scelta dell'intonaco adatto: il primo strato a base di malta di calce e pozzolana steso sulla volta manifestò tracce di muffa, Michelangelo quindi lo rimosse e provò una nuova miscela creata da uno dei suoi assistenti, Jacopo Torni detto l'Indaco, in seguito entrata nella tradizione costruttiva italiana.

I disegni preparatori
Il progetto iconografico elaborato da Michelangelo fu sicuramente complesso e molto ambizioso: l'artista occupò i primi mesi nella realizzazione dei disegni preparatori per le dodici figure di apostoli previste inizialmente, ma al termine i soggetti dipinti furono più di trecento. Per la trasposizione sull’intonaco dei cartoni, di cui la maggior parte è andata perduta, forse bruciati dallo stesso artista, utilizzò due metodi differenti: lo spolvero, cioè l'esecuzione di una serie di fori con un punteruolo seguendo le linee del disegno evidenziati sull’intonaco con polvere nera di carbone, oppure l'incisione indiretta che prevede la trasposizione sull’intonaco dai cartoni, ricalcando con una punta metallica i contorni dei disegni.

La composizione
La volta della Cappella Sistina racconta la storia dell’umanità dal caos primordiale alla redenzione: il concetto principale dell’opera è la centralità dell’uomo nell’universo, espresso attraverso personaggi travolti da un progressivo aumento di drammaticità e contenuti in un impianto architettonico perfetto. Michelangelo, liberandosi da ogni legame con la tradizione iconografica, realizzò quello che può essere considerato il più grandioso ciclo di affreschi dell'arte occidentale, concepito come una colossale struttura architettonica popolata da figure monumentali. Scultore ed architetto, progettò innanzitutto l'impianto della volta creando membrature architettoniche alle quali l’illusione prospettica conferisce uno straordinario realismo. La superficie è ripartita in tre registri sovrapposti: al basso quello delle lunette che costituiscono la parte superiore delle pareti, le vele e i pennacchi ai quattro angoli, che, coi troni dei Veggenti, formano la zona mediana, ed in alto il grande rettangolo centrale, a sua volta diviso in nove campiture con un gioco di alternanza dimensionale, raccordate al registro mediano dagli Ignudi. Fra le Lunette ci sono i Putti reggitarga, nel vertice d’ogni Vela e sopra i Pennacchi i Nudi bronzei, sui plinti ai lati dei troni i Putti-cariatidi, fra le coppie degli Ignudi i Medaglioni con episodi biblici.
Le figure umane sono modellate con una meticolosa attenzione nei dettagli anatomici e le posture attentamente studiate per renderle espressive, eleganti ed armonicamente coordinate. Per dare maggior impatto visivo ai personaggi Michelangelo utilizzò spesso la torsione dei corpi accentuando le loro tensioni muscolari come in una rappresentazione scultorea: tutta la volta è un inno al corpo umano, alla sua forza, bellezza ed espressività. Mentre il nudo è indagato in tutte le sue forme, il paesaggio naturale e lo sfondo passano in secondo piano.  
Anche l’impianto cromatico è pensato per dare un aspetto unitario a tutta la composizione, attraverso colori luminosi, vivaci, cangianti e brillanti, accostati con grande sapienza pittorica perchè si riducesse l’effetto di appiattimento delle figure, inevitabilmente determinato dalla distanza dell’occhio dell'osservatore dai dipinti. L'accostamento di colori fortemente contrastanti contribuisce ad accrescere la tridimensionalità e sottolinea la potenza comunicativa delle immagini. I contorni sono in genere netti e decisi per i personaggi in primo piano, mentre diventano più sfumati per i soggetti retrostanti.
Durante i secoli il fumo delle candele ed alcuni interventi di restauro annerirono le superfici dipinte, rendendole opache ed offuscando così tanto i colori da farne perdere la memoria originaria: tra il 1980 e il 1994 accurati restauri condotti da parte di un gruppo di specialisti dei Musei Vaticani hanno portato alla pulitura degli affreschi riconsegnandoli al loro splendore originario.

Michelangelo non progettò la sua opera in modo pienamente autonomo, ma lavorò con i teologi della corte papale che lo guidarono nelle corrette rappresentazioni iconografiche. Iniziò a dipingere procedendo da est verso ovest, cioè in modo contrario alla cronologia delle storie sulla Genesi, dall’Ebbrezza di Noè alla Creazione di Adamo. Questa sequenza fu elaborata forse anche per attenersi alle teorie della filosofia Neoplatonica secondo la quale l’anima ascende al divino partendo dalla Bibbia.

Storie della Genesi
I nove riquadri centrali raccontano le Storie della Genesi, disposte in ordine cronologico partendo dalla parete dell'altare:
  • Separazione della luce dalle tenebre
  • Creazione degli astri
  • Separazione della terra dalle acque
  • Creazione dell'uomo
  • Creazione della donna
  • Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre
  • Sacrificio di Noè
  • Diluvio universale
  • Ebbrezza di Noè
Sono raggruppabili a tre a tre: Storie della Creazione, Storie dei Progenitori e Storie di Noè. 

La Creazione di Adamo
Il riquadro più famoso per la carica emozionale che racchiude e la magistrale poetica espressiva è indubbiamente La creazione di Adamo.
Su uno sfondo naturale spoglio, simbolo dell'alba del mondo, Adamo, semidisteso, cerca di sollevarsi da terra, tendendo un braccio a Dio, circondato da un gruppo d'angeli ed inserito in un grande manto rossastro gonfio di vento che per alcuni studiosi rappresenterebbe la forma di un cervello umano o dell'emisfero cerebrale destro, espressione del concetto di idea creatrice, ma per altri ancora una sezione anatomica di utero post-partum. Io propendo per quest'ultima, rivoluzionaria interpretazione che, oltre ogni stereotipo consolidato dai secoli, vedrebbe Michelangelo accostare la figura divina, da sempre maschile, all'organo femminile della creazione, centro energetico dell'origine della vita.
Gli indici alzati, non in contatto ma assolutamente vicini, rappresentano un'intensa ed emozionante metafora della scintilla divina che passa dal Creatore all'uomo. Adamo, anatomicamente perfetto, è colto nell'atto del risveglio; il suo volto giovane si contrappone all'intenso ritratto di Dio, maturo e carico d'energia, con la capigliatura grigia ed una lunga barba fluttuante nell'aria.

Opera più importante di Michelangelo
Cappella Sistina  Lunette e Vele

Lunette
Lungo le pareti maggiori, sopra le dodici finestre laterali, sei per lato, si aprono le lunette. Altre due si trovano su ciascuno dei lati minori, mentre quelle sulla parete dell’altare vennero eliminate dallo stesso Michelangelo nel 1537 per la realizzazione del Giudizio Universale. Quindi in origine erano 16 mentre oggi sono 14. Le grandi figure, di dimensioni circa il doppio del naturale, vennero delineate in maniera sommaria direttamente sull'arriccio, a partire da studi preparatori di cui si conoscono solo piccoli schizzi, e vennero portate a compimento in tempi molto brevi. Gli affreschi nelle lunette mostrano una straordinaria galleria di personaggi: sono gli Antenati di Gesù, rappresentati seduti, per lo più di profilo e contrapposti simmetricamente, adattandosi magistralmente alla forma dello spazio disponibile. Ciascuna lunetta è bipartita in un lato sinistro e uno destro, con al centro una targa coi nomi degli Antenati scritti in maiuscolo latino.

Vele
Sopra otto lunette, quattro per lato, ci sono delle forme triangolari che determinano il raccordo con la volta, le vele. Le lunette e le vele costituiscono uno spazio irregolare e piuttosto limitato e, tenendo conto della loro distanza dall'osservatore, Michelangelo scelse di realizzare figure grandi, sedute o sdraiate in modo da assecondare la forma dello spazio da dipingere. Come le lunette sottostanti, anche le vele contengono la serie degli Antenati di Cristo, ma sono diverse da un punto di vista iconografico, sia per la posizione assunta dai protagonisti, sia per lo sfondo, tendenzialmente scuro rispetto a quello più chiaro delle lunette.

Profeti e Sibille
Tra le Vele, su monumentali troni a trompe-l'oeil, Michelangelo rappresentò i Profeti, gli indovini ebrei dell'antico testamento che avevano annunciato la venuta di Cristo, e le Sibille, veggenti del mondo antico la cui interpretazione cristiana includeva anche le profezie come annunci dell'avvento di Gesù. In tutto sono dodici, numero determinato dalla struttura architettonica della volta che, in origine, avrebbe dovuto accogliere le figure degli Apostoli. La loro dimensione spesso supera quella delle altre figure, sottolineandone quindi l'importanza, e, a livello iconografico, i personaggi sono rappresentati mentre sfogliano libri, aprono grandi volumi, scrivono o leggono, srotolano pergamene quasi ad associare le visioni dei Profeti e delle Sibille ai testi scritti.
Sopra all'altare siede Giona, seguito in ordine sulla destra da Geremia, la Sibilla Persiana, Ezechiele, la Sibilla Eritrea, Joel, Zaccaria sopra alla porta del lato minore della Cappella, la Sibilla Delfica, Isaia, la Sibilla Cumana, Daniele ed infine la Sibilla Libica.

Pennacchi
Agli angoli della volta ci sono quattro grandi pennacchi che illustrano le storie delle Salvazioni miracolose del popolo di Israele: si tratta di Giuditta e Oloferne, Davide e Golia, Punizione di Aman e Serpente di bronzo.

Ignudi
Gli Ignudi decorano, a gruppi di quattro, gli spazi tra i riquadri minori delle Storie della Genesi: complesse torsioni, perfezione anatomica, tensioni muscolari, bellezza fisica sublimano l'idea dell'uomo al vertice della Creazione, fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Le prime figure dipinte presentano un andamento compositivo piuttosto simmetrico, ma, avvicinandosi a quelle sopra l'altare, acquisiscono una sempre maggior scioltezza ed una massima libertà compositiva fino ad invadere i riquadri delle storie. Sostengono festoni con foglie di quercia, allusive allo stemma dei Della Rovere, e nastri che reggono i medaglioni.

Medaglioni
I dieci medaglioni, con un diametro variabile tra i 130 e i 140 cm, simulano l'effetto del bronzo, con un uso dell'ocra e della terra bruciata di Siena come toni medi, il tratteggio nero a tempera per le ombre e la foglia d'oro per le lumeggiature. Sono decorati con storie bibliche in connessione con i riquadri della Genesi e con i rispettivi valori simbolici; molti medaglioni sembrerebbero essere stati dipinti dagli aiuti di Michelangelo.
Dalla parete di ingresso a quella dell'altare si susseguono: uccisione di Aber, Bidgar che getta il corpo del re Ioram nella vigna di Nabat, uccisione di Uria, distruzione del simulacro del dio Baal, David davanti al profeta Nathan, distruzione della tribù di Acab, morte di Assalonne, medaglione non istoriato, sacrificio di Isacco, Elia che ascende al cielo su un carro di fuoco.

Putti
Sotto le figure dei Profeti e delle Sibille restava ancora una forma da riempire: la parasta che segna la divisione delle campate da una finestra all’altra. Anche in questo caso Michelangelo scelse figure umane: sono dei putti con la scritta che identifica il veggente che si trova sopra. 
Infine i putti-cariatidi, dipinti con sorprendente illusione prospettica di tridimensionalità,  sostengono i capitelli su cui poggiano gli Ignudi.

Nudi bronzei
Nell'articolato e geniale progetto architettonico di Michelangelo, nessuna superficie è rimasta vuota: gli spazi sopra ciascuna vela sono stati riempiti dai Nudi bronzei, figure monocromatiche inserite in posizioni simmetriche su sfondi scuri e separate da un teschio d'ariete. Interpretati dalla critica come atlanti, demoni, o ancora allusioni all'umanità primitiva, sono disposti a coppie ottenute ribaltando lo stesso cartone.

L'opera più importante di Michelangelo
Volta della Cappella Sistina

Il Giudizio Universale
Michelangelo dipinse il Giudizio Universale tra il 1536 e il 1541 su commissione di Papa Clemente VII. Ventiquattro anni dopo la conclusione dei lavori nella volta, Michelangelo ritornò nella Cappella Sistina per decorare la parete dietro l'altare, abbandonando lo schema precedentemente utilizzato, in cui architettura, scultura e pittura si fondevano in una rappresentazione unitaria e sublime, per proporre invece come sola architettura quella dei corpi coinvolti in un movimento convulso e continuo, contrapponendo all'uomo forte e sicuro dell'Umanesimo una visione caotica che investe sia i beati sia i dannati, espressione delle insicurezze della nuova epoca.

Storia del Giudizio Universale di Michelangelo
Nel 1533 Papa Clemente VII comunicò a Michelangelo la sua intenzione di affidargli l'incarico per la realizzazione di un monumentale Giudizio Universale sulla parete dietro l'altare della Sistina, alla quale molto probabilmente anche questo pontefice voleva legare il proprio nome, come avevano fatto i suoi maggiori predecessori. Nel settembre 1534 Michelangelo lasciò Firenze e partì per Roma: la sua idea iniziale era quella di conservare l'Assunta con Sisto IV inginocchiato del Perugino, ma Clemente VII aveva già fatto rimuovere l'affresco, forse per una sua personale vendetta contro Sisto IV, responsabile dell'assassinio di suo padre Giuliano de' Medici, ucciso nella congiura dei Pazzi un mese prima della sua nascita.
Dopo la morte di Clemente, il nuovo papa Paolo III Farnese confermò l'incarico a Michelangelo: l'inizio dei lavori fu decisamente tormentato in quanto l'esecuzione del Giudizio comportò un intervento distruttivo nella Cappella, stravolgendo l'originale impostazione spaziale: oltre agli affreschi del Perugino, sulla parete erano infatti presenti pitture ritraenti i papi, due finestre e le stesse due lunette dipinte da Michelangelo nel ciclo della volta. Ulteriori ritardi furono legati all'acquisto dei colori, in particolare alla ricerca del prezioso blu.
Michelangelo iniziò a lavorare nell'estate 1536 sostanzialmente da solo, con i semplici aiuti per i lavori manuali di preparazione dei colori e stesura dell'arriccio tra cui il suo assistente Francesco Amadori detto l'Urbino.
L'opera venne terminata nel 1541 e scoperta alla vigilia di Ognissanti, la stessa notte in cui, nel 1512, erano stati palesati gli affreschi della volta.

Composizione del Giudizio Universale
Michelangelo oppose agli ordinati Giudizi della tradizione una composizione estremamente più dinamica, basata su moti concatenati o contrastanti, sia di singole figure che di gruppi. L'affresco è composto da più di quattrocento figure, con altezze che variano dai 250 cm per i personaggi delle zone superiori, fino ai 155 per quelli delle zone inferiori.

  • Le due lunette superiori sono occupate da gruppi angelici che portano i simboli della Passione di Cristo: sono angeli apteri, cioè senza ali, rappresentati in arditi scorci e contrasti luminosi sullo sfondo del cielo blu oltremare.
  • Il fulcro dell'intera composizione è la figura di Cristo giudice con accanto Maria, rappresentato seminudo su uno sfondo di nubi, con un rimando al nudo eroico classico. Il braccio destro alzato è un gesto pieno di vigore che dà origine al movimento rotatorio delle figure intorno: santi, patriarchi e apostoli partecipano emotivamente al Giudizio, con le espressioni del volto, con i gesti delle mani e delle braccia, con le torsioni dei corpi. 
  • Nel primo anello di personaggi, ai piedi di Cristo, ci sono San Lorenzo con la graticola e San Bartolomeo che tiene in mano lo strumento e l'oggetto del suo martirio: il coltello e la sua pelle scorticata nella quale si è identificato il volto di Michelangelo stesso. Il viso di San Bartolomeo potrebbe essere il ritratto di Pietro l'Aretino, grande oppositore del Buonarroti. Si riconoscono poi, a destra di Cristo, Sant'Andrea, nudo di spalle con la croce in mano, San Giovanni Battista, con il suo manto di pelo e, a sinistra, San Pietro, colto nell'atto di riconsegnare le grandi chiavi del Paradiso.
  • La seconda corona è composta da martiri, confessori della Chiesa, vergini e altri beati. Nel gruppo di sinistra si vedono quasi esclusivamente donne, le vergini, le sibille e le eroine dell'Antico Testamento, mentre in quello di destra prevalentemente uomini: si riconoscono San Sebastiano, con le frecce del martirio, San Biagio, con i pettini chiodati e Santa Caterina d'Alessandria, con la ruota chiodata spezzata. Le figure sono attraversate da un forte senso dinamico, con alcune della fascia inferiore che vengono aiutate a salire in quella superiore in un sorprendente moto ascensionale.
La fascia sottostante è a sua volta suddivisibile in cinque parti: 
  • al centro gli angeli con le trombe e i libri che annunciano la fine dei tempi 
  • in basso a sinistra la resurrezione dei morti che escono dai sepolcri e recuperano la propria corporeità, risvegliandosi dal torpore e ritornando alla coscienza 
  • in alto a sinistra la salita degli eletti: alcuni volano, altri sembrano sospinti da una forza incontrollabile, altri ancora sono tirati per le braccia o issati con corde
  • in alto a destra la cacciata dei dannati: lottano contro la loro condanna, ma sono inesorabilmente respinti verso l'Inferno in una composizione dinamica e violenta
  • In basso a destra si trova la rappresentazione dell'Inferno, sullo sfondo di un cielo rosso di fiamme. L’entrata è regolata da Caronte che traghetta le anime e percuote i dannati obbligandoli a scendere dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice Minosse che, con il corpo avvolto dalle spire del serpente, decide quale pena debbano scontare per l’eternità.  I diavoli hanno volti sfigurati, contorti, deformati, le orecchie a punta, le bocche spalancate: disperazione, tormento, rimorso, paura prendono il sopravvento sui dannati terrorizzati dall'annientamento fisico ma, soprattutto, da quello psicologico. 

Critiche e restauri
Nel clima austero della Controriforma i corpi nudi dipinti da Michelangelo fecero gridare allo scandalo ancora prima che l’opera fosse compiuta e dopo la morte dell’artista ne venne chiesta persino la distruzione. Le figure considerate più indecenti vennero quindi coperte da panneggi in diverse fasi. L'intervento più famoso è quello del pittore Daniele da Volterra che iniziò nel 1565, anno successivo alla morte di Michelangelo. Artista di grande talento e seguace del maestro Buonarroti, si limitò a rivestire con panneggi svolazzanti le nudità di alcune figure con la tecnica della tempera a secco. Per questo motivo sarà ricordato nella storia dell'arte come il Braghettone. Ma le opere di censura e gli interventi moralizzatori continuarono per secoli: solo agli inizi del 1900 si proposero i primi interventi di ripristino. Nel 1994, a conclusione del grande lavoro di restauro degli affreschi michelangioleschi, tutte le braghe tarde risultavano rimosse, mentre sono state mantenute quelle cinquecentesche, testimonianze storiche della Controriforma.

Il Giudizio Universale di Michelangelo
Cappella Sistina, Giudizio Universale

Anche se i principali capolavori della Cappella Sistina sono gli affreschi di Michelangelo, non dimenticate che sulle pareti laterali sono state dipinte opere di grande valore. 
Sulla parete di sinistra partendo dall'altare si susseguono: il Viaggio di Mosè in Egitto attribuito al Perugino, le Prove di Mosè del Botticelli e della sua bottega, Il Passaggio del Mar Rosso attribuito al pittore Biagio d’Antonio, La Consegna delle Tavole della Legge, attribuito a Cosimo Rosselli, Il Castigo di Core, Datan e Abiron del Botticelli e Testamento e morte di Mosè del Signorelli.
Nei riquadri della parete di destra invece sono illustrati: Il Battesimo di Cristo del Perugino, le Tentazioni di Cristo e la Purificazione del lebbroso del Botticelli, la Vocazione dei primi apostoli del Ghirlandaio, il Discorso della montagna attribuito a Cosimo Rosselli, la Consegna delle chiavi, famosissima opera del Perugino e l'Ultima Cena di Cosimo Rosselli e Biagio d’Antonio.

Dove acquistare i biglietti per la Cappella Sistina 
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Dove mangiare a Roma
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Dove dormire a Roma
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