Teatro Museo Dalì a Figueres


Uomo geniale e visionario, Salvador Dalì (1904/1989) è il pittore dei mondi onirici permeati dalla psicoanalisi freudiana. Personalità eclettica, simbolista e surrealista nella pittura e nella vita, fu anche scenografo, fotografo, designer, scultore, scrittore, regista. La sua esistenza fu caratterizzata da contraddizioni ed eccentricità, provocazione e narcisimo: amato, odiato, comunista, anarchico,  filofranchista, cubista, espressionista, dadaista, surrealista, classicista, mondano, cattolico.
Dalì scriveva: "A tre anni volevo diventare  uno chef. A cinque volevo essere Napoleone. Poi la mia ambizione non solo è cresciuta... volevo diventare Salvador Dalì e niente più".
L'imprinting ricevuto nell'infanzia ha qualcosa in comune con Van Gogh: entrambi portano il nome di un fratellino morto prima della loro nascita ed entrambi hanno vissuto, con modalità ed effetti differenti,  il peso di questa responsabilità. I genitori fecero credere al piccolo Salvador di essere la reincarnazione del fratello ed egli se ne convinse al punto da scrivere: "Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti".
Un delirio misto ad onnipotenza ed eccentricità, che hanno portato l'artista  alla realizzazione di opere affascinanti in cui l'inconscio genera la materia: dal dipinto Persistenza della memoria, alla collaborazione con Luis Buñuel nella sceneggiatura del film/cortometraggio Un cane andaluso, dal Telefono aragosta al Corpus Hypercubus. Il processo creativo di Dalì prende forma con quello che lui stesso definì metodo paranoico-critico, attraverso il quale esplorare l'inconscio per andare oltre le dimensioni del visibile. Ed è quello che si percepisce osservando le sue opere: di fronte agli orologi molli si fluttua in un mondo evanescente ed irreale, si vola sopra terre desolate, si entra in una dimensione quantica, ci si lascia trasportare in universi paralleli e la coscienza si espande attraverso nuove stringhe temporali. Delirio o fisica einsteiniana? Allucinazione o psicoanalisi? Lascio a ognuno di voi la risposta, io credo che Dalì' sia stato tutte queste cose insieme.

Sala Mae West
Sala Mae West

Nella città natale catalana di Figueres Dalì nel 1961 scelse di progettare e creare il suo Teatro-Museo, l'opera surrealista più grande del mondo. Sorge sulle rovine di quello che anticamente era effettivamente il teatro della città, distrutto in un incendio nel 1939. Venne inaugurato nel 1974 ma l'artista continuò a lavorare a questo grande progetto fino alla sua morte.
La sala più conosciuta è probabilmente quella dedicata all'attrice Mae West: gli occhi sono due quadri, il naso una stufa a legna, la bocca  il famoso divano che Dalì aveva progettato già molti anni prima.

"Il pane è sempre stato il tema più feticista del mio lavoro, quello al quale sono sempre rimasto fedele".
Torre Galatea

L'uovo è l'oggetto con cui Dalì simboleggia la dualità tra un esterno duro ed un interno molle, espressione della vita pre-natale e dell'universo intrauterino. L'edificio dai colori accesi è sovrastato da gigantesche uova come i merli definivano lo skyline delle fortezze, delle mura e dei palazzi  medioevali. 

Pane e uova decorano il Teatro-Museo
Pane e uova decorano il Teatro-Museo

"Il pane è sempre stato il tema più feticista del mio lavoro, quello al quale sono sempre rimasto fedele". Per Dalì il pane era una vera e propria fissazione: si racconta che girò per giorni a  New York con una baguette di due metri e per Parigi con una da dodici.  Nel 1971 realizzò l'intero arredamento di una stanza da letto con il pane. Ma il Pan de Crostons, tipico pane catalano a tre punte, rappresentava una vera ossessione fin dall'infanzia, al punto che decise di ricoprire la Torre Galatea, dedicata alla moglie Gala, e la facciata rossa del Teatro-Museo con centinaia di riproduzioni in gesso di Pan de Crostons.

Cupola geodetica e barca

La cupola è la struttura più spettacolare del Museo ed è stata progettata da Emilio Perez Piñero.  Nel cortile una barca grondante acqua, sorretta da una statua di donna, incombe su una Cadillac nella quale un manichino guida sotto la pioggia. L'automobile è circondata da quattro aiuole a forma di G in onore di Gala. Le pareti circolari del cortile sono colme di statuette, manichini e mostriciattoli, forse ispirati dalla visita di Dalì ai giardini di Bomarzo.

Pareti del Teatro-Museo
Pareti del Teatro-Museo

All'interno le opere esposte ripercorrono tutte le tappe artistiche della vita di Dalì, dalla Gala nuda che osserva il mare alla Galarina, dai gioielli alle illusioni ottiche, ologrammi e stereoscopie.

Museo teatro Dalì
Taxi piovoso

Ed infine vi è la cripta dove, per volontà dell'artista, è sepolto il suo corpo. E mi piace immaginarlo lì, con i suoi inconfondibili baffi neri brillantinati, orgoglioso e ironico, narciso e divertito per l'enorme successo che il suo Teatro-Museo continua ad avere.

"Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalì"



BIGLIETTI: Teatro Museo Dalì  




1 Commenti