La Pietà di Michelangelo

La Pietà Vaticana di Michelangelo Buonarroti è il gruppo marmoreo più celebre custodito nella Basilica di San Pietro a Roma, ma anche capolavoro indiscusso noto in tutto il mondo. 

Nonostante Michelangelo abbia realizzato nella sua vita altre due Pietà scultoree, Rondanini, esposta al Castello Sforzesco di Milano, e Bandini, conservata nel Museo dell'Opera del Duomo a Firenze, la Pietà Vaticana è certamente quella più famosa.

qual è l'opera d'arte più famosa del mondo
La Pietà di Michelangelo

Michelangelo, poco più che ventenne, ricevette l'incarico per una Pietà marmorea destinata alla cappella di Santa Petronilla dal cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo V presso la sede pontificia. 
A questo punto vi chiederete come abbia potuto un giovane artista abbastanza sconosciuto conquistare la fiducia di un potente prelato. La risposta è data dal fatto che Michelangelo si era guadagnato la stima e la protezione del ricchissimo banchiere Jacopo Galli, amico di regnanti e dell'alto clero, il quale divenne suo mentore e lo introdusse nelle più prestigiose famiglie romane.
La Pietà fu commissionata nel 1497, un anno prima della formalizzazione del contratto che prevedeva un compenso di 450 ducati .....per prezo di ducati quattrocento cinquanta d’oro papali, in termino di uno anno dal dì della principiata opera.... Imprimis promette darli ducati centocinquanta d’oro in oro papali, innanti che comenzi l’opera....
Ricevuto l’anticipo Michelangelo, in groppa ad un cavallo baio, partì verso le cave di Carrara alla ricerca di un concio di marmo di eccellente qualità e di dimensioni adeguate. Al suo rientro a Roma, il 26 agosto 1498, venne sottoscritto il contratto alla presenza del Galli.

La Pietà di Michelangelo
Cave di Carrara

Vesperbilder
La rappresentazione della Pietà non trova riscontro nei Vangeli, ma sembrerebbe derivare da un testo di Simeone Metafraste, agiografo bizantino del X secolo, che raccontava di come la Vergine avesse tenuto il figlio morto sulle ginocchia, ricordando i momenti in cui lo cullava da bambino. In Europa l'iconografia della Pietà viene introdotta nel Trecento in Germania con il Vesperbild, che in tedesco significa Immagine del Vespro o del tramonto: piccole sculture popolari in legno dipinto, in gesso o terracotta che rappresentano Maria anziana e straziata dal dolore con in braccio il figlio esanime e rigido, in un contrasto di linee tra il corpo sostanzialmente verticale della Madonna e quello per lo più orizzontale di Cristo.
Questa iconografia si diffuse anche in Italia intorno alla seconda metà del Quattrocento con le due pietà di Cosmè Tura, una parte del Polittico Roverella e l'altra oggi conservata al museo Correr a Venezia, quella di Ercole de’ Roberti, nella Predella con le storie di Cristo, e la Pietà del Perugino, esposta agli Uffizi di Firenze.

La Pietà di Michelangelo
Michelangelo rivoluzionò definitivamente il tema delle Pietà, risolvendo la rigidità dei Vesperbilder tedeschi attraverso una composizione piramidale morbida, armoniosa, dotata di straordinaria naturalezza e di un'inedita compostezza di sentimenti. Mentre nei Vesperbilder madre e figlio sono due figure separate, nella Pietà Vaticana Maria e Cristo sono fusi in un'unica, sublime scena, toccante, intima, altamente espressiva.
La Madonna siede su una sporgenza rocciosa, simbolo del Monte Calvario e tiene in braccio Gesù come un bimbo da cullare. I volti sono idealizzati e sereni ed il gesto della mano sinistra di Maria sembra voler indicare piena accettazione dei loro destini, contravvenendo ogni luogo comune rispetto al dolore ed alla morte. Madre e figlio sono uniti in una sola cosa, oltre la separazione fisica, oltre il distacco materiale, in una dimensione spirituale che apre all'osservatore una nuova percezione dell'esistenza.
Il modellato anatomico dei corpi è perfetto, la mano destra di Maria stringe il figlio sotto l'ascella ed affonda nella sua carne, i levigati panneggi dell'abito creano realistici effetti chiaroscurali, probabilmente ispirati all'annunciazione di Leonardo.

Opere più importanti di Leonardo
Leonardo da Vinci, Annunciazione

Michelangelo ha attribuito alla Madonna un volto molto giovane: questo fatto suscitò parecchie critiche date dall'incapacità di interpretare la tradizione medioevale, ormai abbandonata dopo la Controriforma, che vedeva Maria come sposa di Cristo e simbolo della Chiesa. Inoltre il Buonarroti era interessato non tanto alla fedele riproduzione della realtà fenomenologica, quanto piuttosto all'aspetto simbolico e spirituale: l'artista stesso affermò che La castità, la santità e l'incorruzione preservano la giovinezza.

La perfezione della scultura portò alcuni contemporanei ad attribuire la Pietà ad un autore lombardo, mettendo in dubbio che un artista così giovane potesse realizzare un’opera così elevata.
Di conseguenza Michelangelo decise di autografare il suo capolavoro, incidendo sulla fascia che attraversa il petto della Madonna le parole: MICHAEL ANGELVS BONAROTVS FLORENT FACIEBAT.

MICHAEL ANGELVS BONAROTVS FLORENT FACIEBAT.
La firma di Michelangelo sulla Pietà

Collocazione della Pietà
La Pietà Vaticana subì vari spostamenti, dovuti soprattutto ai lavori in corso nella basilica di San Pietro, all'interno della quale venne definitivamente collocata dal 1749, nella prima cappella della navata a destra.

La Pietà di Michelangelo all'esposizione di New York
Nel 1964 la Pietà venne prestata dalla Santa Sede all'Esposizione Universale di New York 1964/65 per essere installata nel padiglione della Città del Vaticano. Arrivò in America a bordo del transatlantico Cristoforo Colombo, protetta da moderne tecniche di imballaggio e fu vista da 27 milioni di persone.

Assalto vandalico alla Pietà
Il 21 maggio 1972, al grido Io sono Gesù Cristo risorto dalla morte, il geologo australiano di origini ungheresi László Tóth in pochi secondi riuscì a colpire con un martello il capo, il volto e le braccia della Madonna, lasciando integra la figura del Cristo. I danni furono ingenti: l’assalto provocò la rottura netta del braccio sinistro di Maria, del naso, del velo e di una palpebra.
Dopo una fase di studio durata poche settimane, venne avviato il restauro utilizzando, dove possibile, frammenti originali, oltre ad un impasto a base di colla e polvere di marmo di Carrara. Terminò il 21 dicembre dello stesso anno. Da quel momento la Pietà fu protetta da una speciale parete di cristallo antiproiettile.
All'autore dello sfregio venne riconosciuta l'infermità mentale e László Tóth fu internato in un manicomio italiano fino al 9 febbraio 1975, quando fu rimpatriato in Australia.


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